Sbadigliando con Sanremo
La volontĂ c’era. La serata fredda si prestava per consumare il rito sanremese nel calduccio della propria casa come diceva il buon Arbore “ e tutti intorno seduti a guardare davanti a questo nuovo focolare”.
SarĂ stato il pigiamone felpato o la piadina serale un po’ pesante ma a tutti noi è calata la palpebra. Quindi la nostra non vuole essere una disamina attenta e minuziosa della prima serata, e non vogliamo dare giudizi estetici piuttosto ci urgono dentro alcune considerazioni.
Cassano ci piace come giocatore , meno come intrattenitore. Le canzoni scivolano una dopo l’altro, fluide, leggere che alla fine della serata ci chiediamo se è da premiare la “brevitas” dello show oppure sono proprio le canzoni che ci hanno lasciato poco. Ma si sa è il primo ascolto …ma ci sarĂ un secondo?
Nel frattempo la nostra attenzione si ferma sul testo ermetico-minimal di Irene Grandi ( La cometa di Halley) , sull’ intensa interpretazione di Irene Fornaciari e i Nomadi ( Il mondo piange), l’impegno esistenziale di Fabrizio Moro (Non è una canzone) e l’ ironia di Simone Cristicchi ( Meno male). Si chiude con il “burlesque” di Dita Von Tees ed è l’unico momento in cui gli italiani tutti si scuotono dal torpore.
Eliminati il triste Cutugno, Pupo e il suo Principe e il verace Nino D’Angelo. E per lui ci dispiace un po’!
Buonanotte!!!


